lunedì 9 febbraio 2015

Vierno

LETTERA AL COMPUTER

Caro computer. Caro nel senso che mi costi troppo, come pensionato della stato, ma caro, viceversa, perché sei un grande amico della terza età, degli over 70 in parole semplici. Mi consenti di scrivere poesie e racconti e pubblicarli sui miei blog e su vari siti letterari che, a dire la verità, ospitano prose e poesie senza nulla chiedere in cambio. Sono oramai dieci anni che un carissimo amico, esperto della tecnologia in oggetto mi ha dedicato un sito, www.catellonastro.it, che rispecchia con sensibilità e bravura, il mio stato culturale ospitato sul supporto informatico. E non solo questo “storico sito” ma anche altri e blog in genere che enunciano il mio pensiero che riporta valori universali come l’amore per la cultura e la comunicazione, l’amore per la terra che mi ha ospitato nel 1951, quando con la mia famiglia, all’età di dieci anni mi trasferii nel Cilento,studiando e poi  insegnando in varie scuole del territorio, per poi trasferirmi a Torino dove ebbi le maggiori soddisfazioni professionali. Il computer è stato da me umanizzato, proprio perché ha creato momenti di esternazione universale del mio pensiero. Premetto, a proposito del pensiero, che ho dedicato un liberculo a tale argomento trovandomi di fronte a gente che applaudiva, ma anche gente che protestava. Un risultato alterno e variegato che mi ha consentito di scrivere sempre in piena libertà accettando giudizi critici positivi, ma anche negativi. Ma vedere che qualcuno si interessava ai miei scritti, riportandoli sempre gratuitamente in altre sedi, era per me una cosa importante. E il mio nome appare sui motori di ricerca circa 50.000 volte. Sia ben chiaro che non è il “lei non lo sa chi sono io”ma piuttosto la condivisione riportata su vari siti e blog da me sconosciuti prima. Oggi scrivere un libro su supporto cartaceo costa molto. Nonostante ciò, sponsorizzate o meno, circa cinquanta pubblicazioni, in massima parte sul Cilento, sono state date alle stampe quasi sempre con recensioni positive. Anche i premi letterari (quelli non a pagamento della tassa di iscrizione) sono arrivati con l’attenzione della stampa e della critica letteraria. Oggi il rapporto col computer è cambiato. Lui è vecchio perché ha circa dieci anni, io sono vecchio perché sono arrivato quasi ai tre quarti di secolo. Come pensionato mi è di grande utilità. Il mio tempo libero viene assorbito dai nipotini che, quando si mettono al computer, modificando talvolta i programmi, mi creano problemi. Nipoti e computer sono importanti, anche se ogni tanto fanno girare le le pa…gine!!!
Catello Nastro


domenica 8 febbraio 2015

Cilentani oggi

CILENTANI  DOC



Con la globalizzazione anche il Cilentano doc diminuisce di numero nel proprio territorio. Premettiamo che nessuno se n’è accorto. Anche su Facebook è stato creata una pagina dedicata ai cilentani. Ma per essere Cilentani  doc bisogna avere il pedigri o l’albero genealogico  che  riporta ai Borboni o alla tramontata baronìa  nel territorio? Ma oggi si parla di cittadini del mondo  e non più di etnie integrate coi villeggianti napoletani, con gli stranieri, con coloro, meno abbienti, che fanno il mordi e fuggi durante l’estate ed in piccola parte a Natale, Pasqua  ed anche nella cosiddetta bassa stagione (maggio – giugno, settembre - ottobre, le vacanze di Pasqua e di Natale). Riferendoci al nostro paese, Agropoli, possiamo senza dubbio affermare che ci troviamo in un territorio, il Cilento, appunto, multietnico e multirazziale. Sia ben chiaro che questo costituisce un arricchimento non solo materiale, ma anche spirituale. Il rispetto delle regole civili, i matrimoni  con razze diverse, religioni diverse e colore della pelle costituiscono un fenomeno altamente positivo, con una pacifica convivenza ed anche con matrimoni tra cittadini di Agropoli e cittadini del mondo. Nella scuola dei miei nipotini ci sono bambini di paesi diversi che si integrano in maniera straordinaria nel mondo dell’apprendimento, scolastico e lavorativo. Cioè gli extracomunitari del Cilento, ma anche gli altri che hanno la sfortuna di imbroccare strade sbagliate che spesso li conduce alla violenza, alle armi, al carcere o addirittura al cimitero. Finora ho parlato della parte migliore della nostra società includendo tutti i protagonisti, dal più piccolo al più  grande. A questo punto dovremmo tirare in ballo la parola “solidarietà”. Non mi ritengo uno scrittore aulico perché sono cresciuto nell’università della strada prima di iscrivermi all’Università di Napoli e poi a quella di Torino.Qui ho maturato la mia mentalità culturale, ma anche imprenditoriale per creare per i miei figli la “Nastro Antichità” nella quale, tra l’altro lavora certamente più sobrio ma accettabile un tunisino, persona seria e ben degna che ha contribuito al mio ed al suo progresso, a quello della mia famiglia e della sua, naturalmente. La recente crisi economica ha assopito gli antichi entusiasmi imponendo di lavorare “solo per la pagnotta”. Sono ottimista. Passata la tempesta si ritornerà ad un ritmo di vita più sobrio, ma certamente più giusto.


Catello Nastro

martedì 27 gennaio 2015

Caro computer

LETTERA AL COMPUTER
Caro computer. Caro nel senso che mi costi troppo, come pensionato della stato, ma caro, viceversa, perché sei un grande amico della terza età, degli over 70 in parole semplici. Mi consenti di scrivere poesie e racconti e pubblicarli sui miei blog e su vari siti letterari che, a dire la verità, ospitano prose e poesie senza nulla chiedere in cambio. Sono oramai dieci anni che un carissimo amico, esperto della tecnologia in oggetto mi ha dedicato un sito, www.catellonastro.it, che rispecchia con sensibilità e bravura, il mio stato culturale ospitato sul supporto informatico. E non solo questo “storico sito” ma anche altri e blog in genere che enunciano il mio pensiero che riporta valori universali come l’amore per la cultura e la comunicazione, l’amore per la terra che mi ha ospitato nel 1951, quando con la mia famiglia, all’età di dieci anni mi trasferii nel Cilento,studiando e poi  insegnando in varie scuole del Cilento, per poi trasferirmi a Torino dove ebbi le maggiori soddisfazioni professionali. Il computer è stato da me umanizzato, proprio perché ha creato momenti di esternazione universale del mio pensiero. Premetto, a proposito del pensiero, che ho dedicato un liberculo a tale argomento trovandomi di fronte a gente che applaudiva, ma anche gente che protestava. Un risultato alterno e variegato che mi ha consentito di scrivere sempre in piena libertà accettando giudizi critici positivi, ma anche negativi. Ma vedere che qualcuno si interessava ai miei scritti, riportandoli sempre gratuitamente in altre sedi, era per me una cosa importante. E il mio nome appare sui motori di ricerca circa 50.000 volte. Sia ben chiaro che non è il “lei non lo sa chi sono io”ma piuttosto la condivisione riportata su vari siti e blog da me sconosciuti prima. Oggi scrivere un libro su supporto cartaceo costa molto. Nonostante ciò, sponsorizzate o meno, circa cinquanta pubblicazioni, in massima parte sul Cilento, sono state date alle stampe quasi sempre con recensioni positive. Anche i premi letterari (quelli non a pagamento della tassa di iscrizione) sono arrivati con l’attenzione della stampa e della critica letteraria. Oggi il rapporto col computer è cambiato. Lui è vecchio perché ha circa dieci anni, io sono vecchio perché sono arrivato quasi ai tre quarti di secolo. Come pensionato mi è di grande utilità. Il mio tempo libero viene assorbito dai nipotini che, quando si mettono al computer, modificando talvolta i programmi, mi creano problemi. Nipoti e computer sono importanti, anche se ogni tanto fanno girare le le pa…gine!!!

Catello Nastro

domenica 18 gennaio 2015

Sono un albero

O UN ALBERO
Sono un albero antico
nato per caso nella verde vallata
di Frascinelle di Agropoli,
tra l’azzurro del mare
ed il verde delle colline.
Ho lottato contro tempeste
e parassiti ora sconfitti
dalla tecnologia degli
anticrittogamici.
Ho sopportato piogge,
uragani e tempeste,
aratri che lambivano le radici.
Ho mandato al frantoio
sacchi di  olive fragranti,
dopo decenni rivalutate
nella Dieta Mediterranea
come olio extravergine di oliva
solo recentemente scoperta.
Fra poco arriveranno le ruspe
e mi spazzeranno via
lasciando il posto all’edilizia turistica.
Mesto, col capo chino,
quasi monumento centenario,
porgo piangendo lo sguardo
alle ruspe che si avvicinano minacciose.
Reciso, alimenterò signorili camini
di cascine lussuose riccamente arredate,
forti di rami  di ferro, asfalti e cemento.
Anche se tutto questo a me non piace,
vi ricordo come simbolo della pace.

Catello Nastro

lunedì 12 gennaio 2015

i vecchi

I VECCHI
I vecchi tacciono,
non hanno più interlocutori.
Rimane solo l’etichetta
dell’antica saggezza
a tratti divulgata
in istantanee
di ricordi felici.
I nipoti aggiornati
preferiscono interloquire
col più moderno telefonino.
I dialoghi stupidi e superflui
solcano cieli vuoti
impassibili ed estranei.
E mentre la voce
percorre sentieri infiniti,
in dialoghi astratti
dell’amore profondo
rimane solo un meccanico clik.


Catello Nastro

sabato 10 gennaio 2015

Vierno

VIERNO…

“Vierno: che friddo dint’à ‘stu core, e sule tu, tu me sai da’ calore…”… Sembra l’inizio di un cartello pubblicitario per un tipo di stufa. Non importa se a gas metano, a legna o a pellet o elettrica per quelle più piccole, che si possono facilmente trasportare dallo studio al bagno e viceversa. Le mie demenziali imprese precoliardiche, mi spingevano, ogni anno, nel mese di settembre ottobre, naturalmente, far coincidere il primo giorno dell’anno scolastico con l’ultimo bagno della stagione oramai conclusa. Quasi un rito si doveva compiere annualmente e nel primo giorno del mese: lavorativo, naturalmente, altrimenti se ne parlava il lunedì seguente. Appuntamento al famoso Bar Nazionale e di poi tutti in fila per la bellissima spiaggia di Trentova che ancora oggi rappresenta il meglio della costa del Cilento. Nudi come vermi ci presentavamo al dio Nettuno ed i giochi e gli scherzi duravano fino all’ora di pranzo, quando raccoglievamo i vestiti, ci infilavamo i costumi da bagno e con canti mezzo storpiati ci ritiravamo a casa all’ora di pranzo. Naturalmente a tavola si mangiava di più perché di calorie ne avevamo consumato in quantità. A dire la verità, questa spedizione scolastica, balneare.  “filonistica” durò per alcuni anni. Quando arrivammo all’Università “Federico II°” di Napoli questa “tradizione” venne abbandonata anche perché iscritti in facoltà diverse. Da quella generazione vennero fuori anche uomini importanti nelle vari professioni. Chirurghi ed avvocati illustri. Ed anche qualche professore ben sponsorizzato dalla famiglia. Personalmente, gli studi ed i libri all’università li ho pagati col frutto del mio lavoro nel caseificio paterno. Tenga conto il lettore che stiamo parlando di quasi mezzo secolo fa, quando le carrozze di seconda classe delle ferrovie dello Stato avevano i sedili di legno. Perché queste rievocazioni??? Prima, per fare un viaggio a ritroso nel tempo, secondo per ricordare la giovinezza ora trasformata dal tempo e dagli acciacchi in vecchiaia, terzo per ringraziare il Signore del bellissimo dono della vita. Forse avrei potuto fare di meglio. Ma sono contento così. Il tempo della goliardia, terminato nel fatidico ’68 è stato il più movimentato, ma anche il più avventuroso della mia vita. Naturalmente non entro nei particolari per la legge sulla privacy!!! Buona vita a tutti i miei lettori!!!


Catello Nastro

mercoledì 7 gennaio 2015

MI RISPECCHIO

MI RISPECCHIO
Mi rispecchio nella tua anima
ora antica e quasi sonnolente.
Poi come in un film in bianco e nero,
tratto dalla cineteca della vita
passata assieme da tanti anni fa,
ripercorro i drammi e le farse
recitate davanti ad un pubblico
che non mostrava interesse
ma assisteva all’evolversi delle vicende,
ora tragiche ora comiche.
Ora che al tramonto il genere è cambiato
non resta altro che cambiare canale
e  cercare un film comico
per ritornare a sorridere alla vita.


Catello Nastro

martedì 16 dicembre 2014

Buon Natale, Rosa

BUON NATALE, ROSA

Buon Natale, Rosa,
tu che sei stata e sei il mio mondo.
Con passaggi intervallati
di lotte cruenti e gloriose vittorie
per difendere il regno fantastico
che abbiamo in simbiosi edificato.
Pietra su pietra per costruire
un edificio  di umani valori
nel nome di una sacralità
proiettata nel tempo lontano:
quasi mezzo secolo fa.
Sembrava un attimo,
come il volo di una farfalla,
nell’alternarsi  del giorno e della notte,
nell’imperterrito chiaroscuro
delle giornate variegate
dalla signora fantasia onnipresente
.guardiane le stelle nel cielo,
discrete testimoni di un evento
semplice e megagalattico,
che insegnava che un amore
non appassisce in autunno,
ma si espande con boccioli
e teneri virgulti  dal sorriso personalizzato,
in  un campo di frumento prosperoso
con spighe apportatrici
di umile grano da trasformare
in caldo pane quotidiano.
E’ notte. Torniamo a dormire.

Catello Nastro




BUON NATALE, ROSA

BUON NATALE, ROSA

Buon Natale, Rosa,
tu che sei stata e sei il mio mondo.
Con passaggi intervallati
di lotte cruenti e gloriose vittorie
per difendere il regno fantastico
che abbiamo in simbiosi edificato.
Pietra su pietra per costruire
un edificio  di umani valori
nel nome di una sacralità
proiettata nel tempo lontano:
quasi mezzo secolo fa.
Sembrava un attimo,
come il volo di una farfalla,
nell’alternarsi  del giorno e della notte,
nell’imperterrito chiaroscuro
delle giornate variegate
dalla signora fantasia onnipresente
.guardiane le stelle nel cielo,
discrete testimoni di un evento
semplice e megagalattico,
che insegnava che un amore
non appassisce in autunno,
ma si espande con boccioli
e teneri virgulti  dal sorriso personalizzato,
in  un campo di frumento prosperoso
con spighe apportatrici
di umile grano da trasformare
in caldo pane quotidiano.
E’ notte. Torniamo a dormire.

Catello Nastro



sabato 13 dicembre 2014

OMAGGIO A SANTA MARIA LA CARITA'

OMAGGIO 
A SANTA MARIA LA CARITA’

Manco da Santa Maria la Carità da circa settanta anni. Ed i ricordi che tengo di questa ridente ed accogliente cittadina sono pochi ma di grande valore:almeno per me. Mio nonno Giovanni Nastro, zio Francesco, zio Giulio. zio Mario e zio Raffaele. Delle zie non ricordo il nome. Ma una foto di famiglia, ricavata da un collage non cronologico, campeggia nella mia attuale abitazione in Via Filippo Patella, nel centro storico di Agropoli. Nel mio studio ha trovato adeguata collocazione una statua di San Catello, vescovo e protettore di Castellammare di Stabia, dove nacqui nel lontano 1941, da mia madre Concetta De Simone e mio padre Carmine Nastro, come mio figlio primogenito che, unitamente al fratello minore gestisce alcuni negozi di antiquariato e restauro di mobili antichi. Naturalmente con preferenza al napoletano ed al Luigi Filippo. I ricordi sono ben pochi. Il giardino pieno di alberi da frutta, un arancio bellissimo ed alcuni alberi di cachi piccoli, che il nonno chiamava “lampadine” proprio perché erano piccole come una lampadina ma avevano un gusto oggi oramai perduto. Durante la festa del paese, all’età di sette – otto anni, feci la mia prima esibizione in pubblico. Facevo la propaganda per un forno situato su una carretta trainata da un cavallo, naturalmente parcheggiato altrove, mentre il carretto (detto anche secondo la voce araba, sciarabballo) a mezzo di due pizzaioli sfornava e vendeva diecine di pizze ancora cocenti. Il mio ruolo di attore in erba consisteva di far finta di piangere per avere una pizza. La Seconda guerra mondiale era da poco finita e la gente aveva tanta voglia di riprendere il lavoro normale. Ricordo ancora la bontà dei nonni e degli zii. Tra gli altri ricordi il grosso portone in legno, mia nonna Angelina, donna energica ed orgogliosa. A  lei ho dedicato una poesia quasi venti anni fa, nella speranza che la potesse ascoltare in Paradiso. Un altro ricordo bellissimo un lungo viale di platani e pioppi che percorrevo in lunghe passeggiate. Che percorrevo  quando ero ospite dai nonni. Dal 1941 al 1951 sono vissuto in vicolo Mantiello a Castellammare di Stabia. Il 21 ottobre del 1951 con la famiglia mi trasferii ad Agropoli, in  provincia di Salerno, nel Cilento, dove mio padre impiantò il primo caseificio artigianale del paese. Dopo venti anni, con la laurea in lettere conseguita presso l’Università di Napoli, mi trasferisco a Torino, vado ad abitare nella casa dove visse il poeta Guido Gozzano e lì trascorro gli anni più interessanti della mia vita, operando nel campo della scuola e dell’arte figurativa e dedicandomi alla solidarietà.
Questa è la poesia dedicata a “Nonna Angelina.

***
NONNA ANGIULINA

‘O fatto risale a sittant’anne fa, quanno nascietti,
quanno ‘e bombe pigliavano ‘o posto de’ cunfietti,
e ‘a nonna mia paterna, nonna Angiulina,
teneva cinque figli surdate, oltre ‘e cunfine.
‘O bosso mio allora teneva già tre figli piccerilli,
l’urdemo nato ero propeto io, e ne facevo strilli,
e nun sapevo d’a vuerra, quanno sunava ‘a sirena
p’avvisà ca’ steveno p’arrivà ‘e bombe a catena.
Ogne matina ‘e notte, ‘a nonna Angiulina,
cumm’à tutte l’ati mamme cu’ ‘e figli ‘o fronte,
jeva leggere appena asceva, ‘o bullettino ‘e vuerra.
‘A mamma ca’ chiagneva e se speppava ‘a faccia,
aveva letto ‘o nomme d’o marito o d’o figlio tra ‘e dispersi.
E allora pe’  disperso s’intendeva ch’era ggià muorto.
Nonna Angiulina tra tutte ‘e mamme ‘e vuerra risperate,
cu’ lacreme chiagnute fu  cchella cchiù affurtunata.
Tutte ‘e cinche ‘e  figlie turnarono d’o’ fronte,
accerettene ‘e perucchie co’ ddt degli alleati,
se retteno dint’à tinozza ‘na bella rinfrescata,
e dint’à terra lloro se mettettene a faticà.
Forse ‘e lacreme e ‘e preghiere ‘e nonna Angiulina,
arrivarono ‘ncielo fino a Dio, e ‘a Maronna tenette pietà.
Stennimmeve ‘a mano, abbracciateve cu’ nu’ surriso,
vuje ca’ site nati ‘ntiempe ‘e pace, ca’ cammisa.
Stennimmece ‘a mano, facimmo  in modo ca’ nisciuno tace,
criammo n’atu munno: ‘nu munno ‘e pace!!!
Catello Nastro
da “agropolicultura.blogspot.com


venerdì 5 dicembre 2014

Natale ad Agropoli

NATALE AD AGROPOLI
Già   molte prenotazioni da parte di turisti italiani e stranieri incominciano ad arrivare alle varie  attività ricettive non solo di Agropoli e di tutto il Cilento. Alberghi, ristoranti, pensioni, aziende agrituristiche, riaprono i battenti ed incominciano a mettere la legna nelle stufe…naturalmente quelle che non sono provviste di riscaldamento di varia natura. I prezzi del Natale, Capodanno ed Epifania, a causa della ben nota recessione, sono diminuiti e tutti si organizzano a fare ottimi acquisti per poter meglio servire una clientela sempre più qualificata ed…esigente. La Dieta Mediterranea in questa occasione andrà in ferie e specialmente nelle aziende agrituristiche si mangerà la migliore carne ed il migliore formaggio locale artigianale. Agnelli, capretti, vitelli e pollastri verranno alla festa nei vari paesi interni del Cilento. Le ricchezze gastronomiche della Piana del Sele e delle colline del Cilento interno terranno compagnia  e ai dolci fatti in casa secondo antiche tradizioni. Non dimentichiamo i prodotti ittici al primo posto nella Dieta Mediterranea. Il pescato fresco e di maggior pregio, arricchirà le tavole dei più…ricchi. Ma anche i prodotti genuini della campagna costituiranno ottimo contorno al tutto. Per digerire una bella passeggiata nel centro storico di Agropoli, incominciando da Via Patella dove potete trovare lo scrivente tra le “Cose Inutili”.Una visita al castello, alle chiese ed al borgo antico Buon Natale e Felice Anno Nuovo a tutti ed in particolare modo ai miei lettori ed alle loro famiglie.
Catello Nastro

Agropolicultura.blogspot.com

sabato 15 novembre 2014

I PENSIERI DI NONNO CATELLO

“I PENSIERI DI NONNO CATELLO”
IL RECENTE LIBRO DI ANTONIO INFANTE   

Edito alcuni giorni fa l’ultimo lavoro letterario di Antonio Infante  dal titolo “I pensieri di nonno Catello”. Come si evince dal titolo, i due coetanei ultrasettantenni, Antonio Infante e Catello Nastro il cui sodalizio per l’arte e la cultura dura dagli anni ’70, con una collana letteraria che mira al territorio ed alle sue qualità umane, morali e sociali, si consolida oltremodo con questo libro scritto e commentato dal cuore di entrambi. Un lavoro certosino, dalla fonte informatica di Facebook, quello di coordinare, selezionare e pubblicare su supporto cartaceo l’originale dell’informatico, aggiungendo una sintetica presentazione. Il volumetto, di circa settanta pagine edito dalla “Libera Università Internazionale di lettere, musica, cultura ed arte, onlus” di Agropoli, si fregia di un’artistica copertina con la mano di un bimbo che stringe il dito della mano di un vecchio, quasi a voler simboleggiare l’ereditarietà della cultura ed il passaggio delle consegne tra le generazioni per una vita culturale come faro di coesione e di buona volontà. Gli articoli di Catello Nastro, amico fraterno dello scrittore curatore del volumetto, provengono da internet e sono stati scelti da Infante con giudizio quasi a dimostrare la collegialità dell’opera nella ognuno ha il suo ruolo e mantiene, nello stesso tempo, la sua appartenenza culturale. Il libro non tratta di gesta di eroi o divi dello sport, ma di persone che fanno cultura, anche se di provincia, e la presentano al pubblico dei lettori cilentani e campani in genere, sempre all’affannosa ricerca di nuove idee, nuovi messaggi culturali. Un volumetto che si fa leggere tutto d’un fiato e per di più edito dalla collaborazione di due ultrasettantenni ancor desiderosi di narrare fatti e vicende ripescate in un tempo ora vicino, ora lontano, ma comunque sempre attuale. Con gli auguri di lunga vita (anche letteraria) auguro meritati successi.                                                                            Renato Volpi

martedì 11 novembre 2014

UN PENSIERO SULL'AMORE

Un pensiero sull’Amore

Milioni di parole sono state spese sull’amore, ingrediente fondamentale della vita.  Anche l’uomo più  colto e  senza l’amore sarebbe incompleto ed anche l’uomo più ricco senza l’amore sarebbe povero. Chi ama deve saper mostrar sapienza ed essere premuroso, mai avere inutili gelosie ma essere umile e rispettoso.  Deve avere cura e preoccuparsi per l’altro e lo deve comprendere. Deve svegliarsi con la certezza di un nuovo giorno d’amore e deve addormentarsi con l’ultimo pensiero per l’amato.


Leonardo Fiordilino

domenica 5 ottobre 2014

CAMORRA COSMICA
Fino ad oggi per camorra si intendeva la malavita nel napoletano. Premetto che non è mia intenzione quantificare, giudicare o analizzare detto malavitoso evento sociale,, ma rilevare la diffusione di questo fenomeno in quasi tutto il pianeta terra. Qualcuno, a questo punto, potrà obiettare che forse sarebbe stato meglio intitolare il presente scritto “malavita cosmica”, ma io, che sono di origini napoletane, pur avendo assorbito una cultura piemontese, per avere operato per alcuni anni a Torino, quasi seconda patria, penso che la camorra da napoletana sia diventata mondiale. Una differenza, però, ci sta! L’antica camorra napoletana aveva il suo codice d’onore, pur operando nella piena illegalità, sebbene con delle regole che, in un processo storico, consentivano alla medesima le cosiddette “attenuanti generiche.” Il rispetto per le donne ed i bambini, ad esempio, che rappresentavano, ieri come oggi. le categorie più indifese  e più facili da raggiungere. Oggi le regole morali non esistono più. I crimini sono aumentati e molto spesso le vittime sono donne e bambini. Leggevo tempo addietro che i malavitosi della Birmania si erano appropriati dei terreni in prossimità del mare di contadini per i quali un piccolo raccolto costituiva un minimo reddito atto a sfamare una famiglia col minimo indispensabile. Per sopravvivere le mamme facevano prostituire le figlie in età scolare ma maniaci pedofili che nessun dio potrà assolvere. La corsa al petrolio ed allo sfruttamento del sottosuolo. Proprio l’altra sera ho seguito per TV la vita degli emigranti italiani in Belgio, dopo il secondo conflitto mondiale, nelle miniere di carbone a parecchi metri di profondità: Molti non sono tornati. Molti sono rimasti sotto le macerie a causa di smottamenti di terreno a centinaia di metri di profondità. Oggi la camorra non è più napoletana, ma russa, cinese, africana, ecc. L’arricchimento materiale si è internazionalizzato con illeciti profitti all’ordine di milioni di euro. Basta leggere i giornali per seguire le terribili vicende degli emigranti dall’Africa e dal Medio Oriente verso la Sicilia. Zona di smistamento per questi poveri disgraziati per lo più sfruttati e spesso ingannati. Li chiamano “vittime del mare” ma sono solo vittime della malavita organizzata di taluni paesi del Mediterraneo i cui governi spesso chiudono un occhio, spesso tutti e due. Sono, come ho detto di origini napoletane e ne vado orgoglioso. Ho guidato l’auto ed il furgone per molti anni. Adesso che sono arrivato (fortunatamente) ai tre quarti di secolo, non guido più: non per paura verso la mia vita, ma per il terrore di investire un bambino. E’ logico che a nessuno “piace far passare la mosca sotto il naso”. Ma tanti  incidenti potrebbero essere evitati, molte vite salvate. Basterebbe il buon senso e lo spirito cristiano. Anche questa è cultura, civiltà, emancipazione, progresso, coscienza.


Catello Nastro

giovedì 25 settembre 2014

IL GRANDE TEMPIO

IL GRANDE TEMPIO
Un edificio polifunzionale, multietnico, multirazziale, come un normale tempio greco o romano, naturalmente aggiornato con tutte le tecniche audiovisive, di comunicazione, di interpretazione, di credo, di possibilità di intervenire come singolo, non solo della comunità religiosa di appartenenza, ma di essere umano provvisto di libero arbitrio, applicabile al proprio intervento in una comunità multietnica, multirazziale, multi religiosa, multi sociale. Insomma un uomo libero tra uomini liberi che hanno scelto come punto di partenza un denominatore unico: la tolleranza. Oggi parlare di tolleranza religiosa è difficile a tal punto che neanche noi ce la sentiamo di affrontare questo atavico argomento. La superstizione, oltre che religione crea momenti di forte diffidenza tra gli esseri umani che, peraltro, hanno molte doti in comune. Il Grande Tempio non è una utopia o un qualcosa che cozzi contro le convinzioni religiose attuali. Nel grande tempio possono trovare posto tutti gli uomini di buona volontà e fede genuina atta a portare avanti il progetti in questione. Iddio è unico ma è stato interpretato in varie maniere e di poi modificato  in varie sottospecie a proprio piacimento ed a propria convenienza. Sia ben chiaro che chi scrive è un semplice cattolico, operante da anni nel sociale per fare capire meglio il concetto ma anche, per la verità, per capire meglio egli stesso il nesso ed il senso dell’elaborato in oggetto. A questo punto bisogna parlare di religioni diverse, credenze diverse, divinità diverse esse stesse. Certamente per uno come me, acculturato medio in argomento ( sebbene provvisto di laurea, diplomi e titoli vari più o meno obiettivi e validi) il discorso diventa difficile. Ma è giusto che sia così: costruttivo e non certamente distruttivo. Una terribile frase “discriminazione razziale” oppure “discriminazione religiosa” ci fanno sprofondare nel Medio Evo. A questo punto qualche lettore potrà obiettare che siamo eretici. Ma il discorso principale ci porta a scaricare l’indottrinamento, il fanatismo, il bigottismo. L’uomo qualunque deve avere un rapporto diverso con la divinità. Dio è Dio e su questo non si discute. Ma studiamo prima il rapporto uomo-Dio per discernere e catalogare i risultati. Il rapporto sociale, inoltre va messo in primaria discussione. Nel grande tempio ci sta spazio per tutti. Il bigottismo, inoltre porta su sentieri scoscesi con la possibilità di cadere in un dirupo da un momento all’altro. L’interpretazione delle Sacre Scritture  porta alla retta via di cristiani. Allo stesso punto si può giungere con altri percorsi che sono dissimili dai precedenti sopracitati ma che presentano lo stesso traguardo…
Catello Nastro

IL GRANDE TEMPIO

IL GRANDE TEMPIO
Un edificio polifunzionale, multietnico, multirazziale, come un normale tempio greco o romano, naturalmente aggiornato con tutte le tecniche audiovisive, di comunicazione, di interpretazione, di credo, di possibilità di intervenire come singolo, non solo della comunità religiosa di appartenenza, ma di essere umano provvisto di libero arbitrio, applicabile al proprio intervento in una comunità multietnica, multirazziale, multi religiosa, multi sociale. Insomma un uomo libero tra uomini liberi che hanno scelto come punto di partenza un denominatore unico: la tolleranza. Oggi parlare di tolleranza religiosa è difficile a tal punto che neanche noi ce la sentiamo di affrontare questo atavico argomento. La superstizione, oltre che religione crea momenti di forte diffidenza tra gli esseri umani che, peraltro, hanno molte doti in comune. Il Grande Tempio non è una utopia o un qualcosa che cozzi contro le convinzioni religiose attuali. Nel grande tempio possono trovare posto tutti gli uomini di buona volontà e fede genuina atta a portare avanti il progetti in questione. Iddio è unico ma è stato interpretato in varie maniere e di poi modificato  in varie sottospecie a proprio piacimento ed a propria convenienza. Sia ben chiaro che chi scrive è un semplice cattolico, operante da anni nel sociale per fare capire meglio il concetto ma anche, per la verità, per capire meglio egli stesso il nesso ed il senso dell’elaborato in oggetto. A questo punto bisogna parlare di religioni diverse, credenze diverse, divinità diverse esse stesse. Certamente per uno come me, acculturato medio in argomento ( sebbene provvisto di laurea, diplomi e titoli vari più o meno obiettivi e validi) il discorso diventa difficile. Ma è giusto che sia così: costruttivo e non certamente distruttivo. Una terribile frase “discriminazione razziale” oppure “discriminazione religiosa” ci fanno sprofondare nel Medio Evo. A questo punto qualche lettore potrà obiettare che siamo eretici. Ma il discorso principale ci porta a scaricare l’indottrinamento, il fanatismo, il bigottismo. L’uomo qualunque deve avere un rapporto diverso con la divinità. Dio è Dio e su questo non si discute. Ma studiamo prima il rapporto uomo-Dio per discernere e catalogare i risultati. Il rapporto sociale, inoltre va messo in primaria discussione. Nel grande tempio ci sta spazio per tutti. Il bigottismo, inoltre porta su sentieri scoscesi con la possibilità di cadere in un dirupo da un momento all’altro. L’interpretazione delle Sacre Scritture  porta alla retta via di cristiani. Allo stesso punto si può giungere con altri percorsi che sono dissimili dai precedenti sopracitati ma che presentano lo stesso traguardo…
Catello Nastro

sabato 6 settembre 2014

microcosmo e macrocosmo

MICROCOSMO E MACROCOSMO

Il piccolo ed il grande.  Il mondo virtuale nel quale viviamo ed operiamo quotidianamente, sia come piccoli imprenditori, sia come dirigenti di alto rango. Pensate ad un nostro compaesano cilentano che, arrivato all’aeroporto più grande del mondo viene fermato dalla polizia aeroportuale perché il suo passaporto e la sua carta di identità, avevano il numero inferiore a cinquecento. Certamente non era colpa sua se era nato a Serramezzana, un bel paesino del Cilento che conta meno di cinquecento abitanti. La polizia lo portò del comandante dell’aeroporto che era Italiano e per di più della Campania, che spiegò che quello era un paese di meno di cinquecento anime  e quindi il tizio venne rilasciato. Un cittadino qualsiasi, fruitore di un viaggio negli Stati Uniti per incontrare dei parenti  e che viene identificato come un clandestino o addirittura come un potenziale criminale, di ordine camorristico o mafioso e comunque un immigrato irregolare. Chiarito il tutto il tale rientra nella normale collettività, visitando parenti, amici e compaesani. Ognuno si noi, anche se in minima parte, rappresenta come microcosmo una parte dell’immenso macrocosmo. Estendiamo ora il concetto al rapporto personale, intimo, composto da soli due esseri umani che, magari, si amano pure. Essi, ignoti amanti, figurano come microcosmo nel macrocosmo. Non parliamo di razze, religione, cultura, vita sociale diversa, perché il presupposto è che tutti gli esseri umani sono uguali, sebbene con varianti che riguardano l’età, il credo religioso e politico, la condizione sociale, il reddito il grado di cultura, sia scolastico che di autoapprendimento. Gli abitatori del nostro pianeta sono milioni : di varie razze, varie religioni, vari credo politico, varie nazionalità, vari condizioni sociale. Ci sono i benefattori ed i malfattori. Quale sia la supremazia non è oggetto del nostro studio. Fatto sta che entrambi sono operativi. Dal punto di vista politico-sociale e dal punto di vista morale e religioso. Non è nostra intenzione addentrarsi nel piano sociologico, morale, civile e politico, ma gettare solamente un momento di riflessione. Quando si esalta il proprio cane di razza con tanto di pedigrée e si molla un calcio in culo al povero bastardo che cerca di socializzare caninamente, non di può parlare di amore verso il cane e verso gli animali in genere. A questo punto dovremmo iniziare un discorso che dal cane  porta all’uomo. Oggi tra il cane ben educato e l’uomo ben educato si instaura un rapporto sociale molto positivo. Li chiamano animali da compagnia e come compagni dovrebbero essere trattati. Notare che dei cani siano maltrattati è orribile, come pure è orribile notare come degli esseri umani, siano trattati alla stregua delle peggiori bestie. Oggi viviamo in una società multietnica e multirazziale. Oltre a parlare di razza, religione, lingua, usi e costumi, comportamenti sociali e così via… Solo col dialogo e non con le bombe possiamo risolvere i problemi del mondo che stiamo vivendo come cittadini del mondo. Al di sopra della politica, della religione, della collocazione geografica, della condizione sociale. Solo abolendo certi schemi atavici e sostituendoli con altri  socialmente aggiornati, possiamo guardare ad un futuro migliore. Non solo per noi ma anche per quelli che verranno dopo di noi. Lasciamo ai nostri figli qualche euro in meno in banca, ma una nuova visione della vita che tiene al primo posto la solidarietà. Buona vita a tutti…

Da: agropolicultura.blogspot.com

Catello Nastro