giovedì 7 novembre 2013

'A MORTE

‘A MORTE

Quanno si arriventato viecchio
e primma o poi ara schiattà,
t’addummanne spisso
si è meglio ‘na morte e subbetto
o pure ca’ sofferenza
‘nu poco ‘e tiempo
e’ sta’ aspettà.

Certamnte ‘e ccose ca può affa’
songo veramente poche,
,tanto tutt’è deciso
 e niente se po’ modificà,
pirciò è propeto inutilo
ca’ staje a ‘nge penza’.
Ma quanno t’appresiente
annanz’isso, ‘o Pataterno,
è stato aggia’ diciso si ara j’
‘mparaviso oppure all’imberno.
E propeto inutilo
c’allucchi e te rispieri,
 ca chesta è ‘na corta  giusta
 c’à ggente onesta o fiera
è giudicata  in buona maniera,
mentre chilli ch’hanno campato
disonestamente, hanna j’ tra e malamente,
anime chiaviche e fetente,
ch’ hanno campato co’ ‘o surore ell’ati
e certi vvote hanno pure arrubbato.
Pirciò, cari lettori ‘o prublema  nunn’è murì.
Nonostante la scienza,
ma è  sulamente  ‘e mmurì cu’ na pulita  cuscienza.


Catello Nastro

sabato 2 novembre 2013

2 NOVEMBRE 2013

2 NOVEMBRE 2013

Anche io, come tanti altri, sono stato al cimitero per una visita ai Defunti. Erano tutti lì, presenti, al saluto ed alla preghiera dei viventi. Amici di vecchia data coi quali abbiamo condiviso cene frugali, con vino del Cilento che scorreva a fiumi, fiasco dopo fiasco. Pierino, Alberto, Padre Giacomo, zi’ Emilio, Gianni, volato in Paradiso durante una partita a tressette con gli amici nel mio studio nel centro storico di Agropoli e tanti, tanti altri di cui mi sfugge il nome, un poco per il Parkinson, un poco perché è passato tanto tempo, un poco perché i miei amici sono stati e sono ancora tanti. Penso che l’amicizia sia un sentimento sociale disinteressato. Basta avere una comunione di intenti durante l’esistenza terrena, degli interessi spirituali in comune, che il legame tra il mondo terreno e quello dell’aldilà abbandona il suo confine, abbatte le sue barriere, rafforza il ricordo dei defunti ed essi continuano a vivere, come una volta, in mezzo a noi che amavamo trascorrere le nostre serate nella mia casa di campagna con una cena  frugale ed un coro di voci, accompagnato da chitarre e mandolini, che si protraeva talvolta fino a tarda notte. Allora si suonava e si cantava non per soldi, ma per fare qualcosa per noi e per quelli che ci ascoltavano compiaciuti per le nostre talvolta estemporanee esibizioni, Passando in rassegna i vari filari al cimitero di Agropoli si potevano incontrare persone richiamate dal Signore, conosciute anche pochi anni prima e viste addirittura pochi giorni prima. Ed allora veniva in mente la Fede Cristiana, il Padre di tutti che spalanca le porte a coloro che hanno speso bene la loro miserabile esistenza terrena, rispettando i Comandamenti e la legge umana sovente bistrattata da esseri cosiddetti umani che hanno perso il senso della ragione cristiana, della solidarietà, dell’amore verso Dio, la famiglia e la società. Riflettere sulla pochezza umana e sull’amore verso il prossimo è uno dei motivi che ci aiuta a vivere aiutando il prossimo anche con un sorriso, anche se di religione e credo diverso. Solo in questo caso ci possiamo chiamare fratelli.


Catello Nastro

2 NOVEMBRE 2013

2 NOVEMBRE 2013


Anche io, come tanti altri, sono stato al cimitero per una visita ai Defunti. Erano tutti lì, presenti, al saluto ed alla preghiera dei viventi. Amici di vecchia data coi quali abbiamo condiviso cene frugali, con vino del Cilento che scorreva a fiumi, fiasco dopo fiasco. Pierino, Alberto, Padre Giacomo, zi’ Emilio, Gianni, volato in Paradiso durante una partita a tressette con gli amici nel mio studio nel centro storico di Agropoli e tanti, tanti altri di cui mi sfugge il nome, un poco per il Parkinson, un poco perché è passato tanto tempo, un poco perché i miei amici sono stati e sono ancora tanti. Penso che l’amicizia sia un sentimento sociale disinteressato. Basta avere una comunione di intenti durante l’esistenza terrena, degli interessi spirituali in comune, che il legame tra il mondo terreno e quello dell’aldilà abbandona il suo confine, abbatte le sue barriere, rafforza il ricordo dei defunti ed essi continuano a vivere, come una volta, in mezzo a noi che amavamo trascorrere le nostre serate nella mia casa d2 NOVEMBRE 2013

Anche io, come tanti altri, sono stato al cimitero per una visita ai Defunti. Erano tutti lì, presenti, al saluto ed alla preghiera dei viventi. Amici di vecchia data coi quali abbiamo condiviso cene frugali, con vino del Cilento che scorreva a fiumi, fiasco dopo fiasco. Pierino, Alberto, Padre Giacomo, zi’ Emilio, Gianni, volato in Paradiso durante una partita a tressette con gli amici nel mio studio nel centro storico di Agropoli e tanti, tanti altri di cui mi sfugge il nome, un poco per il Parkinson, un poco perché è passato tanto tempo, un poco perché i miei amici sono stati e sono ancora tanti. Penso che l’amicizia sia un sentimento sociale disinteressato. Basta avere una comunione di intenti durante l’esistenza terrena, degli interessi spirituali in comune, che il legame tra il mondo terreno e quello dell’aldilà abbandona il suo confine, abbatte le sue barriere, rafforza il ricordo dei defunti ed essi continuano a vivere, come una volta, in mezzo a noi che amavamo trascorrere le nostre serate nella mia casa di campagna con una cena  frugale ed un coro di voci, accompagnato da chitarre e mandolini, che si protraeva talvolta fino a tarda notte. Allora si suonava e si cantava non per soldi, ma per fare qualcosa per noi e per quelli che ci ascoltavano compiaciuti per le nostre talvolta estemporanee esibizioni, Passando in rassegna i vari filari al cimitero di Agropoli si potevano incontrare persone richiamate dal Signore, conosciute anche pochi anni prima e viste addirittura pochi giorni prima. Ed allora veniva in mente la Fede Cristiana, il Padre di tutti che spalanca le porte a coloro che hanno speso bene la loro miserabile esistenza terrena, rispettando i Comandamenti e la legge umana sovente bistrattata da esseri cosiddetti umani che hanno perso il senso della ragione cristiana, della solidarietà, dell’amore verso Dio, la famiglia e la società. Riflettere sulla pochezza umana e sull’amore verso il prossimo è uno dei motivi che ci aiuta a vivere aiutando il prossimo anche con un sorriso, anche se di religione e credo diverso. Solo in questo caso ci possiamo chiamare fratelli.

Catello Nastroi campagna con una cena  frugale ed un coro di voci, accompagnato da chitarre e mandolini, che si protraeva talvolta fino a tarda notte. Allora si suonava e si cantava non per soldi, ma per fare qualcosa per noi e per quelli che ci ascoltavano compiaciuti per le nostre talvolta estemporanee esibizioni, Passando in rassegna i vari filari al cimitero di Agropoli si potevano incontrare persone richiamate dal Signore, conosciute anche pochi anni prima e viste addirittura pochi giorni prima. Ed allora veniva in mente la Fede Cristiana, il Padre di tutti che spalanca le porte a coloro che hanno speso bene la loro miserabile esistenza terrena, rispettando i Comandamenti e la legge umana sovente bistrattata da esseri cosiddetti umani che hanno perso il senso della ragione cristiana, della solidarietà, dell’amore verso Dio, la famiglia e la società. Riflettere sulla pochezza umana e sull’amore verso il prossimo è uno dei motivi che ci aiuta a vivere aiutando il prossimo anche con un sorriso, anche se di religione e credo diverso. Solo in questo caso ci possiamo chiamare fratelli.


Catello Nastro

domenica 27 ottobre 2013

RELIGIONE. TRA SPRECO E SOLIDARIETA'

RELIGIONE: 

TRA SPRECO E SOLIDARIETA’


Sono – e lo sono sempre stato – un cattolico. Credo in Dio e spesso le mie preghiere e le mie riflessioni sulla Fede sono in dialetto napoletano. La Fede è universale come universale è – o meglio dovrebbe essere, - la Fede nelle sue varie sfaccettature. In un paese che ospita e da lavoro a migliaia di stranieri ( che brutta parola!!!) che hanno trovato rifugio, politico o sociale, o solamente economico, nella nostra penisola. Parlo di entità geografica e non certamente politica altrimenti bisognerebbe iniziare una diatriba di ordine partitistico , razziale e massimamente religioso. Quattro ottobre 2013, festa di San Francesco, il Santo dei poveri, nel paese nel quale vivo, Agropoli, in provincia di Salerno, tra Paestum e Palinuro,  da oltre mezzo secolo e dove nella stupenda baia di Trentova si ospita lo scoglio dal quale San Francesco predicò ai pesci perché la popolazione del posto non volle ascoltarlo. Storia o leggenda? Chi lo sa…Un evento drammatico si verifica in mare di Sicilia. Una barca di emigranti in Italia. Muoiono centinaia di persone: giovani, donne e bambini. Il Papa Francesco indice il lutto nazionale. Ma alla processione del Santo dei poveri per il paese ci sta tanto di banda musicale per rallegrare la processione . Ma non  basta. A mezzanotte i fuochi artificiali, costati migliaia di euro. per rallegrare gli abitanti del posto, inquinare il mare, terrorizzare cani ed altri animali, svegliare i bambini dal sonno. Nei fondi-offerte dei fedeli si trovavano anche i miei miserabili cinque euro erogati e sottratti alla mia pensione di ex impiegato statale.  Sia ben chiaro che, al momento del modesto contributo non prevedevo un dramma umano di tali proporzioni. Anche Sua Santità, Papa Francesco, aveva sottolineato più volte il dramma e la possibilità di alleviare le pene di quei poveri disgraziati riusciti a sopravvivere ad un “incidente” casuale, ma non troppo. Un grosso pasticcio da coinvolgere emigranti in cerca di fortuna, disperati del mare alla ricerca di un lavoro anche umiliante, pur di garantire il sostentamento o almeno la sopravvivenza del nucleo familiare. Sia ben chiaro che non c’è l’ho contro il comitato festa, che non ha fatto altro che seguire una prassi, un rito che già da anni non condivido. Quando insegnavo a San Francesco al Campo, in provincia di Torino, dopo la processione, non si sparavano i botti anche perché ci trovavamo sotto la pista di decollo dell’aeroporto di Caselle, ed i fuochi artificiali potevano ostacolare il traffico aereo o addirittura danneggiarlo. Una balera sulla piazza, il liscio, ed infine panini con salsiccia e vino “ad libidum” per tutti i partecipanti. Sparare i fuochi artificiali sulla spiaggia della marina, non è salutare per i pesci (specialmente i fuochi al fosforo)e i pipedi esseri umani. Significa solo inquinare l’aria, il mare, terrorizzare cani, non far dormire i bambini e svegliare gli anziani che vogliono dormire. Inoltre i fondi potrebbero essere destinati per altri scopi nel mondo della solidarietà umana. E ce ne sono, ve lo posso garantire. Aiutare il prossimo significa anche questo. Ed aiutare il prossimo è un’opera cristiana voluta da Cristo, da San Francesco e da Papa Francesco. Meditate, gente. Meditate!!!


Catello Nastro

lunedì 14 ottobre 2013

MISTER PARKINSON

MISTER PARKINSON

Nella mia vita ho incontrato barriere insormontabili rappresentate da persone o cose che stavano in netta contraddizione con la mia teoria dell’esistenza umana. Le battaglie  combattute sono state molte: contro nemici inesistenti, come  Don Chisciotte  contro i mulini a vento, come il bambino vittima delle favole del terrore che gli venivano propinate da avi ignoranti ed un poco stronzi. Avvicinandoci ai tre quarti di secolo tutti questi mostri passano in secondo piano. Vengono a lasciare ai nuovi mostri della cosiddetta terza età. Pinocchio, Cenerentola ed il Principe Azzurro se ne vanno  in pensione, mentre arrivano dalle nazioni straniere i nuovi mostri. Ultimo arrivato un nuovo mostro, forse preveniente dalla Britannia, che si chiama Parkinson. Certamente non è un nobile. Ci mancasse pure… Esso si impadronisce, come un immondo virus informatico, dei dati del nostro cervello, acquisiti in oltre settanta anni di ricerca, studio e conoscenze e li cancella a tal punto da farci dimenticare di comperare il pane quotidiano come ordinato dalla consorte, numeri di telefono, indirizzi di amici e parenti, portare nel portafogli i dieci euro per fare la spesa. Quando vedi un amico rivisto magari dopo venti anni e non lo riconosci, magari è giustificabile, ma quando questo amico il giorno dopo ti saluta e tu magari rispondi senza averlo riconosciuto, il problema diventa serio. Sia ben chiaro che ognuno di noi, arrivato ai tre quarti di secolo, di vicissitudini  ne ha passate parecchie, ma il nemico sopracitato diventa così subdolo da ferirti, cioè da farti fare delle magre figure con gli amici. Non si tratta di essere diventato uno smemorato di Collegno, oppure un diversamente abile nella conoscenza, specialmente quando ti trovi di fronte a delle persone, magari di storica antipatia che più volte ti annotano:” Possibile mai che non ti ricordi di me???”. Magari fosse una  bella donna sarebbe stata memorizzata anche con antivirus. Ma il tizio conosciuto magari alla sagra della porchetta di dieci anni fa, in un paese interno e collinare del Cilento, nel frastuono della banda musicale ed in mezzo a duemila persone affamate prima del pasto o ubriache di vino primitivo dopo, non può pretendere di essere riconosciuto, proprio perché Mr Parkinson consente la conoscenza solo entro certi limiti. L’essere umano è imprevedibile, come il suo futuro e la gestione delle sue azioni anche nella terza età. Sorretto dalla Fede e dalla Ragione deve combattere contro questo subdolo nemico. Per riconoscere la propria presenza cristiana, la sofferenza sia fisica che morale, il coraggio di continuare a lottare dalla parte del giusto anche se ha poche forze da schierare in campo. Anche gli esiti della battaglia sono in dubbio. Ma la dignità umana spinge a lottare fino alla fine.


Catello Nastro

sabato 12 ottobre 2013

DON PEPPO 'O PIZZAIUOLO

DON PEPPO ‘O PIZZAIUOLO

Don Peppo, ‘o pizzaiuolo arreta ‘o vico,
ha perze tutte ‘e cliente
e nun tene manco cchiù n’amico.
‘E  sere all’inverno appiccia ‘o furno,
ma sulamente per se scarfà.
Cerca ‘e sparagnà pure ‘ngoppa
‘o lignammo c’arde dint’ò furno.
‘E maligne vanno ricenno
ca’ usa pure ‘e cascie ‘e muorte
pe’ fa ‘o furno allummà.
Pure pe’ sparagnà accatta
‘a robba fracete da ra’ ‘a magnà.
Oramaie s’è sparza ‘a voce
dint’ò rione e pe’ tutto ‘o quartiere,
c’à pizza e don Peppo ‘o pizzaiulo
è arroventata overamente pazza.
Nun se sente cchiù addore bello
‘e mare r’alice fresca ‘e paranzella,
o addora ra’ pummarola fresca
appena coveta e ‘a muzzarella
ma ‘nu fetore e saraca fraceta
scurdate nu’ mese intero dint’à tiella.
Pure ‘a farina pe’ affà ‘a pasta,
meza ‘mbagliucculata e fraceta,
fete a tale punto che t’ara appilà ‘o naso.
Nun parlammo poi d’ò magazzino,
ca’ nun canosce ‘a pulizzia ogne matina.
Fete ogne cose dint’à  sta pizzaria,
 ca’ l’autr’iere,  ‘e notte, tre guagliuncielle,
hanno curretto  l’inzegna ca’ steva
‘ngoppa ‘a porta ammiezz’a via.
Hanno cagnato sulamente ‘a “i” ca’ “ u”:
e ‘o posto ‘e leggere “pizzaria”
chiaramente se leggeva “puzzaria”.

Catello Nastro
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mercoledì 9 ottobre 2013

'o scarrafone

 '0 SCARRAFONE
Quanno passo annanz’a munnezza
e te veco ‘o scarrafone,
me fa’ tanta ribrezzo
ca me vene ‘a voglia r’ò schiattà.
Quase, quase mo’ aizo ‘o pero,
e cu’ forza ho voglio scarpisà,
tanto quann’arrivo a casa
‘ngopp’à ll’evere ro’ ciardino,
‘a meza sola me l’aggia ‘mbruscinà.
Chillo appizz’antenne e pare ‘e ricere:
“Ammiezz’à tutta sta’ munnezza,
proprio cu’ mme t’ha vuo’ piglià.
Sient’à mme, vattenne a casa
e ‘a munnezza lassala sta’.
Rint’à munnezza ‘nge stammo
‘nu pucurille tutte quante.
Chisto pe’ me è ‘nu ristorante:
si ho chiureno addò vaco a magnà?”

Catello Nastro